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Scherma medioevale

Cenni storici

È l’anno 1257: i pisani costringevano alla fuga il Giudice di Cagliari, Guglielmo, sconfiggendo i Genovesi nella battaglia di Sant’Igia. In seguito a ciò dividevano il territorio del Giudicato in tre parti assegnandole alle famiglie di Guglielmo di Capraia, Giovanni Visconti e dei Conti Donoratico: Gherardo e Ugolino. Il primo ottenne il Sulcis, il secondo il Sigerro, divenendo così “signori della sesta parte del Giudicato di Cagliari”, coi titoli di re e domini.Il territorio assegnato al conte Ugolino era ricco di giacimenti di piombo argentifero e perciò era conosciuto col nome di Argentaria. Il conte favorì l’immigrazione nel suo “piccolo regno” al fine di poter attirare capitali e uomini, concedendo franchigie e privilegi a quanti si impegnavano nell’attività mineraria, dando così vita ad un nuovo centro che chiamò Villa di Chiesa. Tutte queste persone, che non erano solo sarde, ma anche “terramagnesi”, diedero sviluppo alla nascente città che fu, dopo Cagliari, la più importante del sud della Sardegna.
Avendo preso proporzioni tali da essere considerata Villa, cioè città, il conte la fortificò con mura di cinta, torri, fossati e palizzate. Edificò varie chiese e un castello che sovrastava la città e che chiamò castello di San Guantino o Salvaterra; inoltre la divise in quattro quartieri. Si entrava in Villa attraverso quattro porte: porta Castello, porta S. Antonio, porta di Monte Barlao e porta S. Sebastiano.
I conti non risiedevano stabilmente in città ma l’amministrazione di questa era affidata a due podestà da essi nominati; erano cittadini del comune di Pisa e come tali partecipavano alla vita politica della città toscana.Con il progressivo sviluppo della città fu necessario istituire un insieme di leggi che regolava la vita quotidiana e l’estrazione mineraria. Tale insieme di leggi fu originariamente il “Costituto”, che poi si chiamerà Breve di Villa di Chiesa. All’avanguardia per quei tempi, oggi può essere paragonato all’insieme di Codice Minerario, Codice Civile e Codice Penale.

Data l’enorme ricchezza apportata dall’estrazione mineraria e dalla lavorazione dell’argento, si pensò di istituire una zecca dove venivano coniati i Grossi Tornesi.

Nel 1284 vi fu la battaglia del Meloria, tra Pisani e Genovesi, cola sconfitta dei pisani e il conseguente tramonto della fortuna dei Donoratico che ebbe riflessi anche in Sardegna; il Comune di Pisa infatti confiscò ai Donoratico il Sigerro e Villa di Chiesa incamerandoli nel suo patrimonio. Due figli di Ugolino, Guelfo e Lotto, tentarono a mano armata di rientrare in possesso dei beni perduti e furono sconfitti dagli armati pisani; Guelfo fu ucciso mentre tentava di scappare e Lotto riuscì a fuggire rifugiandosi a Genova.
Nel trapasso dal dominio dei Donoratico a quello del Comune pisano, fu incaricato di reggere il centro minerario Messer Bacciameo, conoscitore dei problemi sardi. Egli mise a capo della Villa due capitani eletti a Pisa che duravano in carica un anno ed avevano poteri civili e militari ed erano affiancati da un giudice per l’amministrazione giudiziaria.
Tra i funzionari della Villa vi era il Camerlengo, organo finanziario e fiscale che era incaricato della raccolta delle tasse dovute all’erario del Comune di Pisa.
Il gruppo dei pubblici ufficiali era composto anche da tre notai, un sergente, quattro breviaiuoli che, una volta eletti, dovevano risiedere in Villa con le rispettive famiglie e servitù.
Tenendo in funzione la zecca però, al posto del Grosso Tornese, fu coniato, da parte del Comune il Grossetto, chiamato Aquilino perché vi era raffigurata un’aquila.
Il contigente armato della Villa era costituito da 200 uomini, comandati dal Gonfaloniere, e restavano in servizio anch’essi per un anno.
Il Regno d’Aragona, attratto dalle enormi ricchezze della Villa, fece sbarcare il suo esercito, composto da circa 30.000 armati, nel golfo di Palmas, al comando dell’Infante Alfonso d’Aragona, mettendo sotto assedio la Villa.
In quell’occasione si riuscì a far entrare in città un gruppo di 128 balestrieri per rinforzare le file dei pisani così, tra civili e militari, la difesa avenne con circa 2000 uomini.
Dopo sette mesi di assedio conclusosi con la resa dei pisani per fame e pestilenza, gli Aragonesi presero possesso della Villa, ultimo ostacolo per la marcia verso Cagliari e la successiva conquista di quasi tutta la Sardegna.
Da qui comincia la lunga presenza spagnola nella Villa che sarà da questi chiamata Iglesias.
Conservarono la zecca e coniavano una loro moneta d’argento chiamata Alfonsino; riconobbero la validità del Breve e lo adottarono perché all’avanguardia rispetto alle loro leggi.